Andrea Crosta: solo l’intelligence fermerà i crimini contro l’ambiente

Andrea Crosta: solo l’intelligence fermerà i crimini contro l’ambiente

Andrea Crosta è uno dei protagonisti del documentario Sea Of Shadows di Richard Ladkani. "Con l'intelligence si può fermare il crimine, basta volerlo"

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Andrea Crosta, italiano con base a Los Angeles ha uno dei lavori più interessanti ed avvincenti che esistano. É il Direttore Esecutivo e Co-Founder di Earth League International (ELI), una ONG a singolare che mescola la difesa dell’ambiente con l’intelligence ed il lavoro investigativo. ELI protegge la fauna selvatica e l’ambiente in ogni parte del mondo avvalendosi di analisti, White Hat hacker, ex membri di CIA ed FBI. Questo team di specialisti, spesso sotto copertura, combatte una guerra non raccontata a sufficienza, quella contro il crimine ambientale.

Andrea, che da oltre 30 anni lotta per la conservazione delle specie ha passato 17 anni come consulente internazionale per aziende e agenzie governative su tecnologie e servizi high-tech per la sicurezza nazionale, anti-pirateria ed gestione dei rischi. Ora applica le sue conoscenze uniche alla lotta contro trafficanti e bracconieri.

Il lavoro di Andrea Crosta è stato raccontato nel documentario Sea Of Shadows (Il nostro racconto qui), diretto da Richard Ladkani e prodotto da Leonardo di Caprio e Terra Mater Factual Studios. Il film è andato in onda nel canale National Geographic Domenica 22 Dicembre per la prima volta in Italia, dopo aver raccolto un sensazionale successo mondiale. 

Abbiamo potuto intervistare il protagonista Andrea Crosta e di scoprire il suo lavoro, come le azioni di ELI hanno reso possibile la realizzazione del documentario e alcune curiosità ancora non raccontate.

Chi è Andrea Crosta?

Dunque, io ho un passato professionale nel mondo della conservazione e dell’intelligence. Ho una laurea in Scienze Naturali ed una laurea in Business ed Innovazione, ho lavorato nel campo delle tecnologie e servizi high-tech per la sicurezza nazionale e nell’antipirateria fino a quando ho deciso di unire la passione per l’ambiente alle mie conoscenze. 

Mi sono reso conto che nessuno stava usando l’intelligence per contrastare i crimini contro l’ambiente, nonostante siano coinvolti personaggi veramente pericolosi ed organizzati. Soprattutto nel settore delle Organizzazione Non Governative Earth League International (ELI) è un unicum. Sono tutti focalizzati nei due estremi: da un lato si tenta di fermare il l’uccisione degli animali, dall’altro si cerca di sensibilizzare i consumatori. Io credo che manchi il passaggio centrale, esiste una catena molto organizzata che va dai bracconieri ai fruitori e li possiamo fare molto.

In ELI ho coinvolto persone che fino a qualche anno fa lavoravano per la CIA e l’FBI ed insieme stiamo cercando di mostrare che si può agire in maniera diversa ma credo che serva un cambio di mentalità: la lotta per la conservazione delle specie va intesa come un crimine e la si deve combattere con dei mezzi adeguati.

Come è organizzata Earth League International e su quanti fronti opera?

Siamo ancora una realtà piccola se ci paragoni ad altre ONG. Per ogni progetto dobbiamo coniugare la ricerca di un donatore che possa coprire i costi, non abbiamo altri mezzi con i quali costruire i progetti. Oltre al lavoro sulla Vaquita a cui tengo molto abbiamo qualche altro progetto in corso: uno sul contrabbando di arti di giaguaro in tre o quattro paesi dell’America Latina finanziato da IUCN Olanda, uno sul traffico di corno di rinoceronte dal Sudafrica alla Cina ed un altro che partirà tra poco in Amazzonia. 

Il nostro lavoro è piuttosto lungo. Ad esempio, per quest’ultimo progetto cominceremo con una campagna di penetrazione del Brasile. Iniziamo spargendo la voce che stiamo cercando informazioni, notizie, dati e dopo qualche mese mandiamo delle persone sul campo che portano avanti i lavori. È un lavoro lungo ma ne vale la pena.

andrea crosta
©EARTHLEAGUEINTERNATIONAL

Affiancate sempre un documentario ai progetti?

Non necessariamente anche se credo che la parte filmmaking sia davvero importante. In questo momento stiamo discutendo per la realizzazione di altri tre documentari ed una fiction.

Dopo il documentario Ivory Game cercavamo altre idee su cui lavorare anche se al progetto Vaquita io stavo lavorando già da un anno. Ho chiamato il regista Richard Ladkani per chiedergli di filmare anche questo ma inizialmente era restio, non era facile realizzare un documentario su un argomento di cui nessuno parlava. Poi il caso ha voluto che la stessa telefonata è stata fatta da Leonardo Di Caprio ed il suo peso è sicuramente diverso dal mio. Da li abbiamo cominciato.

La collaborazione con lo stesso regista continua, è abbastanza singolare.

Si abbiamo collaborato e continueremo a lavorare insieme. I prossimi documentari che faremo sono in parte una coincidenza, sono film che hanno bisogno di una parte di intelligence e noi siamo gli unici che offrono questo servizio.

Il fatto è che c’è bisogno di fiducia, è complicato lavorare con noi perché molti dei miei collaboratori operano sotto copertura quindi non possono essere filmati. Alcuni non vogliono nemmeno essere nelle vicinanze di una videocamera. Con Richard mi posso fidare, lui capisce quando si può filmare e quando no quindi è un’ottima combinazione. I produttori l’hanno capito e siamo diventati un sinonimo di contenuto e qualità ottimi.

Sea Of Shadows è il nuovo documentario di cui sei protagonista, di cosa parla?

La storia si sviluppa in Messico ma parte tutto dalla Cina. Il mercato cinese ha una grande richiesta di prodotti alimentari esotici e rari, come la vescica natatoria del totoaba. Fino a sei o sette anni fa il mercato veniva soddisfatto dalla pesca di un pesce molto simile nel mare cinese. Era una specie di branzino molto grande, poi a causa della pesca eccessiva questo animale si è estinto.

A quel punto si è scoperto che il totoaba situato nel Mare di Cortez è praticamente identico e i business man cinesi si sono associati ai narcotrafficanti messicani, creando un traffico da milioni di dollari; io l’ho definito “Il Cartello del Totoaba”.

Un altro problema è che la pesca della totoaba colpisce duramente anche altre specie, come la Vaquita che ora è a forte rischio estinzione. La Vaquita è un raro esemplare di focena, il suo nome significa “piccola mucca” e ce ne sono meno di 20 esemplari al mondo.

Il documentario racconta dell’impegno di Eearth League International, di Sea Shepherd e di altri personaggi nella lotta contro il narcotraffico. In questo film ad esempio il lavoro di intelligence è ancora più visibile rispetto ad Ivory Game anche se nell’editing finale è presente solo la storia messicana ed un po’ mi dispiace. Abbiamo lavorato molto anche in Cina.

Pensi che sia possibile fermare il crimine contro l’ambiente?

La protezione ambientale è nelle mani delle grosse ONG da molti anni e ormai possiedono una specie di monopolio economico e comunicativo del problema. Hanno un potere smodato e per le ONG piccole come la nostra è difficile entrare. Il problema è proprio l’approccio che hanno. Non è sistematico, non è organizzato e soprattutto non hanno gli strumenti sufficienti. E chi ne fa le spese è proprio la Terra.

E i governi?

In Cina solo il governo può fermare la richiesta che causa i crimini ambientali, con l’avorio come per il totoaba. Per l’avorio poco dopo l’uscita di Ivory Game il governo cinese ha bandito definitivamente la compravendita di zanne di elefante ed è un segnale importante.
Per il totoaba hanno arrestato molte persone ed infatti, in Messico, il prezzo è crollato nel giro di poco perché avevano paura di essere beccati. Il governo messicano al contrario non sta facendo nulla dal punto di vista legislativo.

Io credo che ci sia bisogno di un intero ricambio generazionale, in Cina come in altri paesi. In Cina se anche solo l’1% della popolazione vuole qualcosa si parla di grandissime quantità e di un mercato molto ampio.

Quindi basta aspettare?

Purtroppo no perché affinché ci sia un ricambio generazionale dobbiamo aspettare 20/25 anni e nel frattempo la Terra è andata, e con lei molte specie di animali. Come il rinoceronte per esempio, la battaglia si gioca nei prossimi 10 anni quindi aspettare non è un’opzione. Bisogna puntare sui governi locali, che sono molto interessati.

andrea crosta
©EARTHLEAGUEINTERNATIONAL

L’importanza del documentario d’inchiesta

Io credo che i documentari siano davvero fondamentali, possono dare ai governi uno scossone come dicevo prima con Ivory Game, che ha vinto un premio proprio in Cina e pensavamo fosse impossibile. Oppure Sea of Shadows; è stato proiettato di fronte al governo messicano, in tutte le ambasciate americane nel mondo, in tre sedi delle Nazioni Unite, sono degli strumenti di cambiamento. Anche perché entrambi i documentari si basano sui fatti. Stiamo portando avanti alcuni progetti ora ed ogni progetto è diviso in tre sezioni: la parte intelligence che raccoglie dati sul campo, la parte scienza che elabora i dati, e la parte filmmaking che ci permette di comunicare il lavoro ad un pubblico ampio.

I documentari sono sicuramente uno dei modi migliori, tuttavia stiamo cercando di creare anche una fiction perché l’impatto sul pubblico sarebbe ancora maggiore. Molti guardano documentari, ma ancora più persone guardano fiction.

Autore: Riccardo Sartori

Documentarista, cameraman e direttore della Fotografia, ha sempre preferito la domanda "chi sei" a "cosa hai fatto". Il suo obbiettivo è far luce su temi globali e sensibilizzare riguardo le tematiche sociali e ambientali.