Donne Filmmakers: intervista a Mariangela Cipriani

Donne Filmmakers: intervista a Mariangela Cipriani

Oggi raccontiamo la storia di Mariangela, una ragazza italiana che mi ha voluto gentilmente dedicare del tempo questa settimana per parlare ulteriormente della vita delle donne filmmakers.

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Che lavoro fai?

Sono videomaker e montatrice video. Ultimamente sto cercando di fare del montaggio la mia prima fonte di lavoro. Ho scoperto questa passione e ne vorrei diventare un’esperta.

In che cosa consiste il lavoro del montatore?

Fare montaggio video significa arrivare alla fine di un processo. Bisogna cercare di raccontare al meglio il materiale girato da altri. È un lavoro avvincente perché bisogna leggere le immagini. Ma è abbastanza interessante come lavoro perché si ha il compito di scegliere e selezionare riprese che possono avere un valore affettivo per chi le ha create.

Con quante donne ti è capitato di lavorare in squadra?

Pochissime. Finora ho lavorato a stretto contatto con una donna sola. il resto sono state figure di passaggio, colleghe di accademia, ma comunque un rapporto di lavoro breve. Mi piace quando c’è collaborazione e si cerca di andare avanti e far sentire la propria voce perché il video è un settore ancora legato troppo agli uomini.

Mi capita tantissime volte di lavorare con uomini. In generale le donne sono messe in secondo piano: mi è capitato di vedere ragazze messe da parte ed usarle come porta borse. Mi auguro che fuori sia diverso.

Ti è mai successo che ti facessero sentire inadeguata sul lavoro pur avendo le competenze per svolgerlo?

La maggior parte delle volte mi sono sentita inadeguata. Sembra che la donna debba passare attraverso un percorso di accettazione da parte dell’uomo. Lavorando sempre a contatto con gli uomini, mi sono resa conto di essere stata messa da parte, non solo a livello lavorativo ma anche nel contesto generale.

Una volta mi è capitato di essere a contatto con altri uomini ed ero l’unica donna. Facevano discorsi legati all’attrezzatura e mi snobbavano a prescindere. Mi sono sentita malissimo. Anche sul set mi è successo di essere allontanata dagli elettricisti in quanto non è un lavoro per donne.

Non ho mai pensato che la donna debba fare determinate cose e gli uomini altre. Non mi sento di meno rispetto ad un uomo e non riesco a capire come si fa ad escluderle a priori. Molte volte bisogna passare attraverso un percorso di accettazione da parte della figura maschile.

Cosa pensi della situazione delle donne nel video e come vedi il loro futuro in questo business?

Io penso che qualcosa si stia muovendo: ci sono donne che tentano di far sentire la propria voce. Tante voci insieme formano un coro e prima poi qualcuno ci ascolterà. Questo è necessario per esprimere qualcosa che semplicemente non va.

Bisogna far capire a tutti che il ruolo della donna non è solo legato alla maternità. C’è molto da lavorare e qualcosa si sta muovendo. Sono fiera e felice quando succede che le donne si uniscono. Il fatto di far sentire la propria voce è una cosa bella.

Hai progetti personali che stai portando avanti?

Sì. Sto lavorando ad un progetto che parli dell’emicrania. Io ne soffro e mi piacerebbe parlare di questo problema ancora sconosciuto perché l’emicrania non è vista come una malattia socialmente invalidante.

Con un gruppo di persone ci stiamo muovendo per fare un social film su questo argomento. Questo è un progetto a cui tengo tantissimo ed il fatto di soffrire di questo problema, mi dà l’opportunità di guardare il punto di vista giusto di chi ne soffre. Spero di portarlo a termine, raccogliendo testimonianze e produrre un social film. La considero una grande sfida.

Attualmente stiamo cercando di trovare fondi ed io mi occuperò della regia e del montaggio.
Poi lavoro a livello locale con un progetto chiamato “c’è chi dice Ciak” che è un laboratorio audiovisivo per ragazzi in cui li avviciniamo al mondo del cinema. Abbiamo già fatto qualche corto metraggio e ci piacerebbe portare avanti questo progetto.

Quale pensi sia il tuo valore aggiunto come montatrice donna?

Mi è capitato di sentirmi dire che le donne hanno qualcosa in più nel raccontare storie. Credo sia legato al fatto di avere una sensibilità diversa che ci dà quella marcia in più nel raccontare storie di valore.

Showreel di Mariangela Cipriani.

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Autore: Caterina Tarducci

Documentarista, sceneggiatrice, scrittrice e attivista ambientale. Ha diretto il documentario ambientale 50 Liters Life.